

Per più di tre secoli, la Casa Bagnoli farà parte di quella classe di vassalli diretti della Chiesa di Ravenna, dalla quale riceverà, in cambio della propria alleanza, livelli, concessioni territoriali, investiture.
Giovanni “de Bagnolo” il 6 giugno del 1094, chiese per sé e per suo fratello Vitale (probabilmente minorenne all’epoca, vista la rappresentanza da parte del fratello) a Berta, badessa del monastero di S. Andrea di Ravenna, a livello per 29 anni, tutto ciò che era di pertinenza del monastero nel territorio forlivese della pieve di S. Apollinare detta in Runco, compresi pascoli, selve, arbusti, alberi e paludi, a fronte della corresponsione del terratico, del ghiandatico e di 100 soldi di calciario; l’atto fu redatto nel chiostro del Monastero di S. Andrea Maggiore a Ravenna.


Miniatura: l'Imperatore Federico II
Forte della tradizione ducale e delle conferme della Curia, la famiglia Bagnoli governò un vasto complesso territoriale tra Forlì, Forlimpopoli, Cesena e Ravenna, affermandosi a partire dal XII°secolo tra le primarie della città di Ravenna.
Il 3 dicembre 1234 Orlando “de Bagnolo”, fu tra i notabili di Ravenna, alla sottoscrizione in Venezia del primo trattato di commercio tra la il Comune di Venezia ed il doge Iacopo Tiepolo, da una parte, ed il Comune di Ravenna dall’altra ; nel secondo quadrimestre del 1264 Aldrovando de Bagnolis figurava tra gli ufficiali eletti del Comune di Bagnacavallo; Salimbene “de Bagnolo” nel 1304 fu tra gli 8 Savii eletti per dirimere la questione dei dazi con Venezia.
Stemma della Città di Ravenna.
Vitale figlio di Bagnolo notaio di Ravenna per autorità imperiale, fu senz’altro tra la fine del XIII° secolo e l’inizio del XIV° secolo, il rappresentante più importante della famiglia, e certamente uno degli uomini di maggior rilievo in Ravenna ed in Romagna.
Vitale passò alla storia per i fatti del 1292 quando, radunati alcuni armati in Forlì, grazie all'influenza familiare sul territorio sollevò ed occupò Forlimpopoli, scacciando gli ufficiali pontifici; in questa città, Vitale, come riferiscono le fonti del tempo, si rese colpevole di numerosi omicidi e fortificò le opere di difesa preesistenti.
Si riporta di seguito la narrazione dei fatti contenuta in “Historie di Faenza”: “Vitale Bagnolo Not. Da Ravenna, che tolti seco alcuni soldati, e entrando in Forlimpopolo sotto finta d’essequire certi ordini della Corte, admesso che fù dentro, levò la Città di mano ai ministri Ecclesiastici con morte di quelli, che volsero far resistenza, accorrendovi subito il Polentano, e introducendovi presidio.”
Dopo questa prima impresa, Vitale alla testa di molti cavalieri e fanti attaccò ed occupò Bertinoro (altre fonti riferiscono che non riuscì ad espugnare Bertinoro); da qui con le truppe ravennati, con i Cervesi, con Maghinardo di Susinana e con altri confederati, mosse contro la città di Forlì, sede del Conte di Romagna, circondandola da ogni parte, tanto da costringere quest'ultimo a fuggire a Cesena il 5 giugno 1292, seguito da pochissimi dei suoi, mentre il grosso dei difensori riparò a Bertinoro, Dovadola e Catrocaro: i ribelli fecero prigionieri il fratello del Conte di Romagna, Aghinolfo, con due dei suoi figli.
Ildebrandino Guidi,vescovo di Arezzo e Conte di Romagna, sdegnato ed infuriato, censurò Vitale, scomunicandolo, lo privò degli onori, delle dignità, dei feudi e di ogni altro bene e pose una taglia sulla sua testa.
Il 27 ottobre 1297 dinanzi a papa Bonifacio VIII in Roma, nel palazzo papale, nella sala del Concistoro, i procuratori delle città e fazioni di Romagna, di Ferrara, di Modena e di Reggio, sia di parte guelfa che ghibellina, si rimisero, prestando singolo giuramento, all’arbitrato del pontefice per la composizione delle discordie e delle questioni che avevano agitato la Romagna; Vitale partecipò in qualità di sindaco e procuratore del Podestà, del Consiglio e del Comune di Ravenna, procuratore e nunzio di Guidone da Polenta, sindaco e procuratore del Podestà, del Consilio e del Comune di Cervia, procuratore e nunzio di frà Alberico Manfredi dell’Ordine della Milizia della Beata Vergine Maria.

1390. Archivio Comunale Bagnacavallo: segno di tabellionato del notaio Ugo de Bagnolis.